Come funziona

Nyumba Yetu (in swahili casa nostra) è il nome con cui la Missione di Isimani ha voluto battezzare un ambizioso progetto nel villaggio di Lwang’a, nei pressi della stessa sede della Missione.

Il nome Nyumba Yetu è stato scelto come simbolo della dimensione familiare e comunitaria in cui i bambini sono allevati. L’iniziativa, infatti, non mira ad istituzionalizzare i bambini o a sostituire le figure familiari, ma intende supportare tali figure e l’intera comunità nel far fronte alla piaga dell’AIDS.

Obiettivo principale del progetto è dare ospitalità -all’interno di una struttura organizzata in case famiglia- a circa 50 bambini abbandonati o rimasti orfani a causa dell’AIDS e spesso affetti dalla stessa malattia.

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Quasi tutti i servizi previsti dal progetto sono stati già realizzati: le case alloggio dei bambini, il dispensario sanitario, il magazzino per le medicine e il materiale sanitario, la cucina e il refettorio, la struttura per l’accoglienza, la lavanderia centralizzata, gli alloggi del personale e dei volontari.

Dal 2015 alcuni locali sono stati ristrutturati per poterli utilizzare per affitti a singoli o gruppi in vista dell’autosostentamento del centro.

I beneficiari principali delle case famiglia sono:

  • bambini di età da zero ai nove anni circa rimasti orfani di entrambi i genitori a causa dell’AIDS;
  • bambini affetti da infezione di HIV/AIDS privi di adeguato supporto familiare.

Per i piccoli utenti che dispongono di un adeguato sostegno familiare, il progetto prevede il programma “terapia dei bambini nel loro villaggio”. I bambini, in questo caso, sono seguiti nel day hospital, con un primo periodo di degenza per l’avvio della terapia, che successivamente sarà proseguita presso la propria casa. Il programma inoltre prevede che i bambini si presentino periodicamente al day hospital per i controlli, secondo le indicazioni del medico.

Il progetto Nyumba Yetu, si rivolge anche ai genitori sieropositivi o malati di AIDS attraverso il programma “terapia a casa dei genitori”. Obiettivo del programma è consentire a questi genitori di prolungare il più possibile la loro vita ed evitare che lascino orfani, precocemente, i loro figli.

Ogni casa famiglia è programmata per accogliere un massimo di 10-12 bambini.

In ogni casa si danno il turno due donne con funzione di mamma, che si alternano nei turni di giorno e di notte. Le due donne si occupano dei bambini, lavandoli, dando loro le medicine prescritte, lavando i loro vestiti: in poche parole fanno tutto ciò che può fare una mamma.

All’interno della struttura lavorano anche due donne, che a turno svolgono il lavoro di cuoche cucinando per i bambini e per il personale. Altre due donne si danno il turno per le pulizie e per la guardiana di giorno.

Uomini svolgono invece il lavoro di guardiano notturno, si occupano dell’orto e dell’allevamento del bestiame che serve all’autosostentamento del centro.

Il personale è coordinato da Brada Gaspare Chongolo, da Brada Remy Mhule e da Brada Kalisto Haule della Congregazione SCIM (Servi Cordis Immaculati Mariae), in collaborazione con due associate dell’ALM (Associazione Laicale Missionaria).

I bambini destinatari del progetto sono inseriti nella scuola pubblica e frequentano la Chiesa, il catechismo e tutte le attività promosse all’interno del territorio.

Fra gli obiettivi previsti dal progetto, ampio spazio è rivolto alle azioni di prevenzione dell’AIDS.

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