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Ginger, start up di cucina africana alla Farm Cultural Park

Il “nam” non è certo la pasta con le sarde né il “chawarma” si avvicina vagamente a u pani câ meusa. Eppure siamo a due passi dalla Valle dei Templi, Sicilia estrema, vicinissimi ad Agrigento, la Girgenti normanna, ma prima greca, romana, araba. Benvenuti a Favara, dove la cucina è già meticcia di suo, come la terra e il mare, come la cultura. Luogo di incroci e metamorfosi in cui l’architettura, l’arte e il design trasformano di continuo gli antichi cortili e i giardini della kasba. E’ lì che Ginger, start up di cucina africana, ha appena esordito con cuisine e apéritif multiethnique.

Spopolano tra artisti e turisti cocktail a base di yogurt, zenzero, menta e carcadè. I piatti tradizionali del Senegal o del Maghreb sono diventati abituale street food, proprio come arancine, fichi d’india e panelle, che pure sono in bella mostra fra prodotti tipici e pasta talk (chiacchiere in cucina) organizzati in apposite project room con cuochi, antropologi, architetti e creativi in residenza. Daniele Pario Perra, designer con il talento del comunicatore, è stato fra i primi a imbracciare il mattarello. Il tocco glam è un corner Moet & Chandon con sandwhicheria e proiezioni.

Muniti di brochettes (spiedini di pollo marinati e verdure), akra (polpette di crema di fagioli fritte) o brik a l’oeuf (in versione take away) ci si incammina per il Farm cultural park, galleria d’arte dentro e fuori le case del centro storico, al quale il blog britannico Purple Travel ha assegnato il sesto posto nella classifica mondiale delle mete turistiche preferite dagli amanti dell’arte contemporanea, dopo Firenze, Parigi, Bilbao, le isole della Grecia e New York.

Nei cortili arabi di Favara, il Nord Europa dialoga con il Medio Oriente, il Sud America con il Salento. E tra mostre, cibo e installazioni, si ragiona di urbanistica e di territorio, di immaginazione sostenibile, misurandosi con i giganteschi murales di Mr Thoms, discutendo di upcycling (riutilizzo di materiali riciclati), ascoltando storie di riscatto del Sud.

Intanto nel vecchio rudere di Palazzo Michele Cafisi, ex fabbrica di falci, si tracciano nuovi percorsi espositivi con installazioni, performance, produzioni sonore e video mapping. Palazzo Piscopo, che è adesso una struttura alberghiera molto contemporanea, resta laboratorio di architettura per riflettere sul rapporto dialettico tra riuso e restauro. Incantevoli le foto di “Melodrama of Mood” che raccontano le misteriose atmosfere di Hong Kong in impensabili spazi espositivi. Sulle fotografie, la firma dell’americano di origini turche Akif Hakan. Permanenti le immagini del trasgressivo Terry Richardson. Ad accogliere i visitatori, gli imperativi arrabbiati di Vlady Art, diktat subliminali della nostra epoca, pennellati sulle facciate delle case: eat, sleep, spend, pay, hope, buy, follow, consume.

Da un cortile all’altro, anche l’offerta gastronomica è cangiante: oltre alle prelibatezze africane si gustano i migliori prodotti siciliani (Slow Food), i succhi freschi e le delizie di Made by Zolla (due architetti per merende crudiste), ricette vegane con Cartaelatte, cibo di strada e della tradizione preparato dal collettivo Stuzzicadenti (fusion di cucina e architettura). L’ottica è sempre quella dell’inclusione sociale. I nuovi spazi appena inaugurati (Farm XL) saranno anche laboratori per bambini, ai fornelli sotto l’ala dell’esperto: il superchef Pino Cuttaia.

Dietro questa rivoluzione totale c’è la mano (le idee, l’amore per l’arte) di due favaresi: Andrea Bartoli, giovane notaio, collezionista e produttore d’arte contemporanea e sua moglie Florinda Saieva, consulente per il tribunale ecclesiastico. Ispirati da luoghi mitici, come Place Jamee el fna, cuore di Marrakech, il Palais de Tokyo di Parigi, il mercato di Camden Town di Londra, hanno realizzato, solo con le proprie forze, il primo centro culturale, turistico, contemporaneo italiano. “Restituendo a Favara – dice Florinda – la dimensione del sogno”.

Articolo tratto da Il Sole 24ore Food24

Clicca qui per visitare il sito web di Farm Cultural Park, qui per la pagina Facebook.

Kingston: viaggio nell’Africa di ieri e di oggi

Si chiama “Kingston” ed è il primo videoclip di Sandro Joyeux, artista italo-francese che nel 2012 pubblicò l’album che prende proprio il suo nome e da cui oggi viene estratto questo singolo. Un disco in cui Sandro racconta un viaggio nell’Africa di ieri e di oggi, cantando in diversi dialetti africani come Bambarà, kassonké (Mali), Wolof (Senegal), Pidgin (Nigeria).

Nato da mamma francese e papà italiano, è uno di quegli artisti veri che sono continuamente con la valigia in mano alla scoperta del mondo e suonando un po’ ovunque, in luoghi come manicomi e carceri e che si è inventato una serie di concerti in giro per le campagne italiane dedicata ai braccianti stranieri, chiamandolo Antischiavitour.

Adesso esce il video di Kingston, pubblicato in occasione della partecipazione di Sandro Joyeux al festival ”Suona francese”, la manifestazione organizzata dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut Français Italia. Un video e un brano in cui al centro ci sono i bambini del mondo, mettendo in risalto diversi temi delicati che hanno come protagonisti proprio queste creature, costrette troppo spesso a vivere e lavorare in condizioni non adatte alla loro età.

Il videoclip che vi mostriamo qui di seguito, è stato girato a Roma con la collaborazione di alcuni alunni della scuola romana Pisacane e di alcuni bambini del quartiere Pigneto. La regia è di Fabio Luongo.

I testi di questo articolo sono liberamente tratti da EventiRaggae.it

Domenica 6 aprile: giornata di racconta fondi per Nyumba Yetu

La Delegazione Diocesana per la missione agrigentina in Tanzania e il centro missionario dell’Arcidiocesi di Agrigento promuovono la raccolta di fondi per Nyumba Yetu, casa di accoglienza per bambini orfani e vittime di AIDS della Missione di Ismani in Tanzania.

La campagna è sostenuta dall’Arcidiocesi di Agrigento e da tutte le parrocchie della diocesi.

Carissimi,

i quaranta giorni che ci preparano alla Pasqua di risurrezione costituiscono un tempo di grazia e di conversione da vivere tenendo sempre vivo il tema del nostro Piano Pastorale “… e si prese cura di lui” ed in particolare il tema del tempo di Quaresima, “gli fasciò le ferite”.

Anche quest’anno, si rinnova il nostro appuntamento diocesano con la Quaresima di Fraternità. La quinta Domenica di Quaresima, il 6 aprile, sarà dedicata al sostegno, attraverso la preghiera e la solidarietà, dei nostri fratelli tanzaniani. La nostra presenza a Ismani continua nella collaborazione con il vescovo di Iringa e con il parroco locale, p. Hermann in tanti progetti a favore della popolazione, ma in particolare nella cura dei bambini malati e orfani dell’AIDS che ospitiamo nella casa Nyumba Yetu.

Nell’occuparci di loro con amore e attenzione siamo grati al Signore per i frutti che raccogliamo ogni giorno: i bambini – nonostante la loro condizione di salute – crescono bene e sono sereni, circondati dalle cure della nostra volontaria fidei donum Lina Russo, delle missionarie laiche dell’A.L.M. di Roma e dei frati della Diocesi di Iringa.

La positività di questo impegno condiviso tra Diocesi si riflette anche nella relazione con la popolazione locale: la gente segue e sostiene le attività della Casa e collabora alla crescita dei bambini. Nyumba Yetu è ogni giorno di più uno spazio dove missionari, volontari, famiglie e singoli parrocchiani si incontrano, condividono le gioie e le sofferenze quotidiane, si impegnano insieme per guardare al futuro.

In una Quaresima animata dallo spirito di Fraternità, l’augurio è che ciascuno di noi trovi nel buon samaritano l’esempio a cui guardare nel chinarsi verso questa realtà, per guardarla con fraterno amore e per avere cura delle sue ferite.

Vi chiedo, inoltre, di tenere viva l’attenzione alla missio Ad Gentes, in vista di una nuova esperienza di cooperazione missionaria con un’altra giovane Chiesa, che spero la nostra Chiesa Agrigentina farà presto. La Missio ad gentes dice che nessuna comunità cristiana sarà capace di fare un proprio rinnovamento se non si porrà in relazione a comunità cristiane “altre” e “lontane” che siano in grado di fare da specchio.

“Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia.

(Evangelii Gaudium, 2013, n. 27)

La generosità sia segno di un cuore che si allarga e che sa amare superando ogni confine di nazione, popolo e lingua.

don Franco Montenegro + Arcivescovo

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1° concorso poetico Una Poesia per la Tanzania

Muetàn in collaborazione con la Delegazione Diocesana per la Missione Agrigentina in Tanzania, l’Ufficio Missionario Diocesano di Agrigento e la testata giornalistica L’amico del Popolo, bandisce il 1° Concorso poetico “Una Poesia per la Tanzania”.

Modalità

Il concorso riservato a testi editi o inediti si articola indue sezioni:

  • Sez. A) Poesia in lingua italiana
  • Sez. B) Poesia in lingua siciliana

Gli autori possono concorrere con una sola composizione a tema (Missione, Africa, Solidarietà, Tanzania) non superiore a 35 versi.

Costi

La partecipazione è gratuita.

Tempi

Il plico contenente le opere deve essere inviato entro il 6 Aprile 2013 (farà fede il timbro postale) a: Curia Arcivescovile di Agrigento – Concorso “Una poesia per la Tanzania” Via Duomo 106 , 92100 Agrigento.

E’ ammesso anche il recapito a mano, previo appuntamento telefonico, presso la Delegazione sita in Agrigento via Duomo n.106.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il venerdì 17 Maggio 2013 alle ore 20:00 durante la manifestazione “Una notte al Muetàn” presso la sede del museo via duomo 106 Agrigento.

Giuria

La giuria, presieduta dal poeta Gero Miceli è composta da: Roberta di Rosa (Delegata per la missione in Tanzania), Domenico Gambino ( Responsabile Muetàn) Don Luigi Mazzocchio ( Direttore Ufficio Missionario) Don Carmelo Petrone (Direttore L’amico del Popolo) Prof. Alberto Todaro ( Resp. Sensibilizzazione Scuole). La giuria premierà i primi tre classificati per ogni sezione, con la facoltà di assegnare segnalazioni di merito e conferire premi speciali.

La Direzione artistica è di Gero Miceli.

Contattaci come vuoi per ulteriori informazioni sul Concorso.